Il futuro dell'impresa cooperativa Giovedì, 13 Settembre 2007

Sapelli: "Facciamo gestire i beni demaniali alle cooperative"
Nel volume, Coop. Il futuro dell'impresa cooperativa, edito da Einaudi, Sapelli traccia un'analisi della transizione del movimento cooperativo verso le nuove regole imposte dalla riforma del diritto societario e del nuovo ruolo acquisito.

Collateralismo, agevolazioni fiscali, caso Unipol. Entra direttamente nel vivo delle accuse che spesso si muovono nei confronti delle cooperative il nuovo libro di Giulio Sapelli, docente di storia economica all'Università di Milano, presentato oggi in biblioteca.

 

"La cooperativa - ha spiegato l'autore - rappresenta il modo più razionale e meno iniquo di allocare i beni. Senza, il mercato sarebbe molto diverso, poiché le cooperative offrono una base morale di sostegno al mercato".

 

Quale, allora, la differenza rispetto ad un'impresa di capitali? L'ha spiegata Diego Schelfi, vicepresidente di Confcooperative e presidente della Cooperazione Trentina. "In maggio - ha detto - 70.000 trentini (su meno di 500.000 abitanti ndr) si sono riuniti per l'assemblea della loro cooperativa, hanno discusso, votato o si sono proposti per amministrare. La partecipazione e la possibilità di incidere da parte di tutti i soci è una differenza. Un'altra è il fatto che non viene remunerato il capitale che i soci investono se non in termini di servizi".

 

Motivazione che giustifica le così dette agevolazioni fiscali nei confronti delle cooperative. Schelfi: "Ormai le agevolazioni fiscali sono poca cosa e derivano dal vincolo sulla non distribuzione degli utili, un valore che crea relazione e alimenta un patrimonio economico e culturale intergenerazionale e che come tale è giusto che sia trattato in modo diverso dal punto di vista fiscale". "La differenza non va nelle tasche dei soci - ha aggiunto - ma diviene solidarietà dinamica".

 

Sui presunti vantaggi fiscali, Carlo Borzaga, docente di economia politica all'Università di Trento, ha spiegato come la filosofia che sta alla base delle cooperative sia diversa dalla formazione di utile, che pur continua ad essere il parametro che spesso viene preso in esame per giudicarne l'andamento.
Nel suo libro, Sapelli sostiene che il collateralismo nella cooperazione va difeso e sostenuto. E spiega: "Le cooperative nascono sotto il grande albero dei valori morali, in primis le religioni. In India del Buddismo, in Trentino del Cristianesimo. Ovunque c'è collateralismo ma qui è stato motore economico. Nelle cooperative le persone si uniscono per raggiungere obiettivi che da sole non riuscirebbero a concludere".

 

Come fare per concretizzare nella vita quotidiana la diversità della cooperativa? "Attraverso la formazione dei dirigenti cooperativi - ha detto Sapelli - perché c'è un gap da colmare. In Trentino è diverso: qui la cooperazione rappresenta il 60% del Pil e la morale cattolica è forte e radicata. Altrove meno e allora bisogna educare dirigenti, soci e dipendenti".

 

Una proposta in conclusione: "Perché non provare a socializzare le risorse statali - ha suggerito Sapelli - ovvero a far gestire i beni pubblici come il demanio alle cooperative?".

 

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