Invisibili due volte: perché donne e straniere Giovedì, 13 Settembre 2007

Un forum questo pomeriggio allo stand di Piazza Fiera
A volte si sentono invisibili, come i corposi titoli di studio che portano in valigia con loro, arrivando in Trentino dalla Romania, dal Marocco, da Cuba. E' con loro, "persone invisibili", che l'Associazione Donne in Cooperazione ha voluto parlare questo pomeriggio allo stand di Piazza Fiera, attraverso un forum coordinato dalla giornalista Milena Di Camillo.

Invisibili per il mercato del lavoro: nel 2002 nella nostra provincia per ogni donna straniera con lavoro regolare, altre 3 erano in nero. "Oggi la situazione è migliorata - ha spiegato Elisa Favè, avvocato esperta di queste tematiche - ma il rigido meccanismo che gli stranieri devono rispettare per entrare in Italia fa supporre che ci siano ancora molte lavoratrici irregolari".
Invisibili per la società, perché non sanno la lingua, non conoscono la cultura. E questo rende difficile l'integrazione. E ancora rispetto all'alta professionalità che spesso portano con loro, rispetto alle leggi, che tutelano meno il lavoro domestico in tema di licenziamenti o di maternità.

E' con loro, "persone invisibili", che l'Associazione Donne in Cooperazione ha voluto parlare questo pomeriggio allo stand di Piazza Fiera, attraverso un forum coordinato dalla giornalista Milena Di Camillo. "Per capire dalla loro voce - ha spiegato Sandra Dodi, presidente dell'Associazione - come il lavoro in cooperativa può essere utile ad offrire un ambiente attento alla valorizzazione della persona e una strada verso il riscatto individuale e sociale".
Qualche volta addirittura una sorta di nucleo famigliare per sopportare meglio la nostalgia di casa. Come ha raccontato Maria Caridad Morales, cubana, socia della cooperativa sociale Lavori in Corso (inserimento lavorativo di persone svantaggiate, offre il servizio di pulizie), che ha messo in evidenza come nella cooperazione ci sia una particolare attenzione alla persona, alla dimensione delle relazioni umane. "Al punto - ha detto - che diventa quasi una seconda famiglia".
La cooperativa offre spesso strumenti di integrazione utili, come ha testimoniato Hayat Amali, socia lavoratrice della cooperativa Fai, che si occupa di assistenza domiciliare. Arrivata 7 anni fa in Trentino è riuscita ad ambientarsi anche grazie alla formazione che la cooperativa organizza abitualmente per le operatrici, creando rete e favorendo la conoscenza ("in cooperativa ci sono donne che arrivano da 12 nazioni diverse").
Due testimonianze, quella di Elena Badeanschi, dipendente della Federazione Trentina della Cooperazione e di Aicha Mesrar, presidente della cooperativa Città Aperta, hanno messo in luce quanta sia la soddisfazione per una donna straniera a riuscire a fare una professione che valorizza il suo percorso scolastico. "Ma per riuscirci - ha detto Elena - ho dovuto studiare in Italia".

 

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